capitalismo immateriale
di Christian Marazzi
Una delle caratteristiche del nuovo capitalismo è la perdita di importanza del capitale fisso, della macchina nella sua forma fisica, quale fattore di produzione di ricchezza. “L’economia, almeno in termini fisici, si sta contraendo. Se l’era industriale si caratterizzava per l’accumulazione di capitale fisico e di proprietà, la nuova era privilegia forme intangibili di potere, raccolte in pacchetti di informazione e di capitale intellettuale. I beni materiali, ormai è un fatto assodato, si stanno progressivamente smaterializzando” (Rifkin, 2000, p. 41). Tra gli effetti tangibili di questa rivoluzione tecnologica vi è l’alleggerimento della massa di beni prodotti e consumati. Nuovi e più leggeri materiali di costruzione, miniaturizzazione, sostituzione del contenuto fisico con l’informazione e ruolo crescente dei servizi, sono tutti fattori che contribuiscono simultaneamente alla perdita di fisicità di quanto l’economia produce.
Rispetto al capitalismo industriale, la novità risiede nel fatto che “la dimensione immateriale dei prodotti prevale sulla loro realtà materiale; il loro valore simbolico, estetico o sociale sul loro valore d’uso pratico e, beninteso, sul loro valore di scambio, che cancella” (Gorz, 2003, p. 35) [1]. Dal punto di vista del capitale fisso, la novità sta nel fatto che oggi la conoscenza, separata da ogni prodotto nel quale è stata, è o sarà incorporata, può esercitare in sé e di per se stessa un’azione produttiva sotto forma di software; può, in altre parole, svolgere il ruolo di capitale fisso, diventando in tal modo una sorta di “macchina cognitiva”, sostituendo lavoro immagazzinato a lavoro vivo, semplice o complesso che sia (Stewart, 2002).

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