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Archivio Ottobre 2007

Sur Foucault

di materialiresistenti (27/10/2007 - 12:51)

dimanche 23 septembre 2007 par Antonio Negri

Foucault est là, dans l’entre-deux, ni dans le passé dont il fait l’archéologie, ni dans le futur qu’il esquisse parfois..

L’oeuvre de Foucault : un article - interview avec Antonio Negri.

Question 1 : Les analyses de Foucault sont-elles d’actualité pour comprendre le mouvement des sociétés ? Dans quels domaines vous semble-t-il qu’elles devraient être renouvelées, réajustées, prolongées ?

Réponse 1 : L’oeuvre de Foucault est une étrange machine, elle ne permet en réalité de penser l’histoire que comme histoire présente. Probablement, une bonne partie de ce que Foucault a écrit (Deleuze l’a très justement souligné) devrait être aujourd’hui réécrit. Ce qui est étonnant - et touchant -, c’est qu’il ne cesse jamais de chercher, il fait des approximations, il déconstruit, il formule des hypothèses, il imagine, il construit des analogies et raconte des fables, lance des concepts, les retire ou les modifie... C’est une pensée d’une inventivité formidable. Mais cela n’est pas l’essentiel : je crois que c’est sa méthode qui est fondamentale, parce qu’elle lui permet d’étudier et de décrire à la fois le mouvement du passé au présent et celui du présent à l’avenir. C’est une méthode de transition dont le présent représente le centre. Foucault est là, dans l’entre-deux, ni dans le passé dont il fait l’archéologie, ni dans le futur qu’il esquisse parfois - “ comme à la limite de la mer un visage sur le sable ” - l’image. C’est à partir du présent qu’il est possible de distinguer les autres temps. On a souvent reproché à Foucault la légitimité scientifique de ses périodisations : on comprend les historiens, mais en même temps, j’aurais envie de dire que ce n’est pas un vrai problème : Foucault est là où s’installe le questionnement, il l’est toujours à partir de son propre temps.

http://seminaire.samizdat.net/Une-contribution-sur-Foucault.html

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"Hai le mani sporche di sangue"

di materialiresistenti (25/10/2007 - 08:17)

Insolito incidente al Congresso americano: il segretario di Stato, Condoleezza Rice, impegnata in un'audizione, è stata presa d'assalto, al suo ingresso nell'aula della Camera da una dimostrante con le mani simbolicamente colorate di rosso sangue.  La donna è riuscita ad arrivare a pochi  centimetri dalla Rice protestando contro la guerra in Iraq. Immediato l'intervento delle forze di  sicurezza in aula (foto Ap)

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"LO SGUARDO DI FOUCAULT"

di materialiresistenti (24/10/2007 - 22:02)


La volontà di vedere, secondo Foucault


di Andrea Cavalletti

Un libro di saggi a cura di Michele Cometa e Salvo Vaccaro per
Meltemi ripercorre il rapporto conflittuale istituito dal filosofo
francese tra visibile e enunciabile. Dalle metamorfosi dello sguardo
alla genealogia dei poteri alla storia degli spazi, passando per il
problema dell'approdo alla verità

Concludendo il suo ritratto dell'amico come nouvel archiviste,
Gilles Deleuze aveva adattato a Foucault e al suo stile una frase di
Boulez sull'universo rarefatto di Webern: «Egli ha creato una nuova
dimensione, che potremmo chiamare diagonale, una sorta di
ripartizione dei punti, dei blocchi e delle figure non più nel
piano, ma nello spazio». La partitura weberiana e l'archeologia
foucaultiana degli enunciati rivelano, dunque, un valore decisamente
visivo, quasi di costruzione pittorica. Tanto che la frase di Boulez
potrebbe ricordare certe notazioni di Longhi (ad esempio sullo stile
di Mattia Preti) sulla costruzione, lungo la trasversale della tela,
di uno spazio di «forme-luce» e «volumi che s'assettano di spigolo».
Lo stesso Foucault concludeva, d'altra parte, la sua celebre
conferenza tunisina su Manet affermando che sebbene non spetti a lui
l'invenzione della pittura non rappresentativa, tuttavia gli
dobbiamo il «quadro-oggetto»; perché in pittura potesse un giorno
liberarsi, al di là di ogni rappresentazione, «lo spazio con le sue
proprietà pure e semplici, le sue stesse proprietà materiali».
Si è scritto molto, dopo Deleuze, sul problema della visibilità in
Foucault, e proprio Deleuze ha illustrato meglio di chiunque altro
quel non-rapporto che vige in Foucault tra visibile ed enunciabile,
spiegando come permanga tra questi una differenza di natura, benché
abitualmente si compenetrino e si inseriscano l'uno nell'altro.
Proprio l'affermazione della loro conflittualità irriducibile è
forse ciò che ha permesso, sin da Le parole e le cose, di
abbandonare la vecchia rappresentazione verticale dei saperi,
affrancandoli dal loro piano organizzato per disporli diagonalmente,
così da farli apparire nell'atmosfera più o meno rarefatta dei
poteri.
Intorno a questo nucleo problematico e fecondo si muove Lo sguardo
di Foucault, a cura di Michele Cometa e Salvo Vaccaro (Meltemi,
pp.162, euro 16,00), il cui titolo ricorda molto Michel Foucault, un
regard, la silloge di saggi che accompagna l'edizione francese della
Peinture de Manet (Seuil, 2004). I testi di Daniel Defert, Martin
Jay, Stefano Catucci, Thomas Lenke e Stuart Elden ne fanno uno dei
più interessanti contributi alla comprensione del pensiero di
Foucault apparsi da noi negli ultimi tempi, insieme all'ottimo
Governare la vita, curato da Sandro Chignola (edizioni ombre corte).
Dalla lettura di Las Meniñas in Le parole e le cose, a quella di Un
bar aux Folies-Bergère - il quadro che, ha ricordato una volta
Defert, rappresentava per Foucault l'esatto opposto del capolavoro
di Vélasquez - dalle pagine sul Panopticon fino a quelle del 1982
sulle fotografie di Duane Michals, il tema dello sguardo attraversa
in effetti tutta l'opera del filosofo francese. Che si dispiega in
una specialissima tecnica di descrizione, una ekphrasis che qui
Michele Cometa, sulla scia del suo Parole che dipingono (Meltemi,
2004), ricostruisce attentamente, mostrandone la variabile specifica
e paradossale, fondata proprio sulla chiara coscienza dell'«abisso
che separa l'immagine dal testo». Attraverso una serrata polemica
con il filosofo Gary Shapiro, lo storico Martin Jay offre invece una
definizione teorica del ruolo della visione in Foucault, ruolo che
egli non arriva a denigrare e tuttavia limita in senso fortemente
negativo.
Alla «distruzione delle visualità egemoniche» compiuta da Manet come
poi da Magritte mancherebbe infatti la tonalità critica positiva che
Foucault aveva invece scoperto nella parresia antica. Se visibile ed
enunciabile non possono coincidere, è anche perché, afferma Jay,
quel rapporto con la verità «che Foucault ammirava tanto nei greci e
che cercò di emulare attraverso la sua stessa attività di
intellettuale pubblico» è un rapporto mediato dalla franchezza, cioè
esclusivamente verbale: non c'è veridicità dell'occhio,
né «percezione intuitiva del mondo attraverso l'immediatezza dei
sensi», tanto che la «verità in pittura» proclamata da Cézanne
equivale a una promessa inesaudibile. Ma se Foucault separa il
visibile dall'enunciabile non è forse per trasformarli entrambi e
unire in «legami contingenti e instabili» i diversi sensi del
sapere? La verità può essere implicata in giochi non egemonici -
suggerisce Salvo Vaccaro - solo da parte di uno «sguardo prensivo»,
che sia capace di toccare, così come la parola è capace di vedere.
In poche, splendide pagine, Daniel Defert mostra come Foucault abbia
opposto alla tradizione aristotelica della conoscenza quale
percezione visiva quella nietschiana, che privilegia la materialità
polemica del discorso: e lo fa da un lato riandando alla scoperta da
parte del filosofo francese del poema La veduta di Raymond Roussel,
e dall'altro ricorrendo al corso inedito del 1971, intitolato - come
il libro più tardo e famoso - La volontà di sapere.
Contro ogni fenomenologia della percezione Foucault ha rivendicato
un «dire la verità» che è storia, semiologica e politica delle
condizioni del visibile, della «struttura di ciò che va visto». Le
metamorfosi dello sguardo restituiscono quindi la genealogia dei
poteri. Ma la storia dei poteri è per Foucault «una storia degli
spazi». Pensare «con lui» - scrive nel suo intervento Stefano
Catucci - significa allora (rileggendo Le Corbusier ma anche l'unità
abitativa di Fiorentino al Corviale) svelare nel progetto della
città moderna e contemporanea il sinistro intreccio delle tendenze
biopolitiche e delle pratiche di sorveglianza più strettamente
disciplinari. Che non vengono semplicemente superate, ma come le
forze vinte di Nietzsche si trasformano e si dislocano su piani
diversi: la scala urbanistica (della sicurezza, del potere che cura
e detiene la vita) è così inseparabile dalla soluzione
architettonica della vecchia disciplina dei corpi, dallo sguardo che
sorveglia. La genealogia dell'urbanismo incrocia qui, per Catucci,
l'«ontologia del presente». «Dire la verità» sulle nostre «città
sicure» sembra più urgente che mai.

www.ilmanifesto.it

 

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la gauche

di materialiresistenti (18/10/2007 - 19:30)

La gauche à réinventer

 


Il est devenu courant en France – presque impératif – de « débattre » de tout et de rien avec n’importe qui. Généreusement médiatisés, de tels badinages postulent que la société serait « apaisée » et que les positions des « partenaires sociaux » seraient conciliables après dialogue.

Certains persistent néanmoins à associer les idées et les projets à des intérêts irréductibles dont le choc ne saurait être étouffé par quelque « concertation » que ce soit. Quand on analyse les grandes fractures de l’histoire, la supériorité d’une telle approche apparaît aussitôt. Comment une classe sociale impose-t-elle sa domination ? Le cas échéant, en alliance avec qui ? Inspirée par Karl Marx, l’analyse dominante à gauche posait qu’une révolution survenait chaque fois que les institutions et les rapports de propriété servaient un groupe social devenu « incapable de remplir plus longtemps son rôle de classe dirigeante » (Manifeste du parti communiste, 1848). Et qu’ils contrariaient par conséquent l’avènement de la société nouvelle. En 1789, la bourgeoisie française réclamait la liberté de l’entreprise et du profit ; elle dut alors affronter un pouvoir associant noblesse et clergé ; elle l’emporta grâce à une alliance (temporaire) avec les prolétaires.

http://blog.mondediplo.net/2007-10-01-La-gauche-a-reinventer

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Sub Comandante Insurgente Marcos

di materialiresistenti (18/10/2007 - 08:49)

Intervento della Commissione Sesta nella subsede di Rancho El Peñasco - 8 e 9 ottobre 2007


di Subcomandante Insurgente Marcos
Enlace Zapatista

17 ottobre 2007

 

Intervento della Commissione Sesta nella subsede di Rancho El Peñasco

Incontro dei Popoli Indigeni d’America

 

8 ottobre 2007

Buon pomeriggio

Vogliamo ringraziare prima di tutto la famiglia Monroy che è quella che in condizioni eroiche sta conservando questo rancho, questo posto di vita e di apprendistato, per i bambini e le bambine ed i giovani di questo paese e di altre parti del mondo, sull’importanza dell’attenzione e del rispetto della natura.

Un anno fa eravamo qui in ottobre, nel nordovest del Messico, in Sonora. E fu la parola del Tohono Odam che ci richiamò l’attenzione su quanto stava succedendo in questa terra. Fu indigena e fu donna la voce che ci parlò: Ofelia Rivas.

http://www.narconews.com/Issue47/articolo2838.html

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