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L'autorità giocosa dei ribelli

di materialiresistenti (29/05/2005 - 19:31)

Un'anticipazione da «Oltre l'uomo a una dimensione» di Herbert Marcuse, il primo di cinque volumi sugli scritti, i saggi e le interviste del filosofo tedesco conservati nell'«archivio Marcuse» e ancora inediti in Italia. Il maggio francese, la necessaria simbiosi tra estetica e rivolta politica, il carteggio con Adorno e con i leader del movimento studentesco.


di HERBERT MARCUSE


Di fronte all'attuale assurdità, quali sono oggi le possibilità della filosofia, almeno di quella filosofia che si interessa della condizione umana? Penso si possano distinguere tre alternative. La prima, semplicemente cancellando questo interesse, ovvero con la trasformazione della filosofia in una tecnica professionale. In secondo luogo, un empirismo e un comportamentismo conformisti; la reclusione della filosofia nell'universo pietrificato del discorso mutilato e dell'azione manipolata. E terzo, la radicale trasformazione della filosofia che, come vedremo, conduce all'autotrascendimento della filosofia. (...) Io penso che gli sforzi per un mutamento sociale radicale si confrontino oggi con un intero universo di possibilità, idee, valori che sono stati devitalizzati, ipersubliminati, romanzati all'interno della cultura tradizionale e che ora sembrano riempirsi di realismo e di contenuto politico. Così, l'immaginazione si manifesta come facoltà razionale, come un catalizzatore del mutamento radicale. Le possibilità reali di liberazione, le possibilità reali di creare una società libera e razionale sono così immense, così estreme, così «impossibili» in termini di status quo. Esse devono trovare un modo proprio di esprimersi, devono trovare la loro strategia, il loro linguaggio, il loro stile, per non essere risucchiate nella corruzione dell'universo politico attuale e non essere sconfitte prima ancora di essere concepite. Credo che i ribelli di oggi abbiano preso coscienza di questa necessità, di questo bisogno di rompere con un passato che è ancora presente.

L'urlo della rivolta

L'apertura della società a una nuova dimensione, questa prospettiva di rottura con la sequenza di dominio e sfruttamento, ha il suo concreto fondamento, la sua base visibile nelle gravi tensioni economiche del sistema globale del capitalismo delle corporations: inflazione, crisi monetaria internazionale, accresciuta competizione tra le potenze imperialiste, aumento dello spreco e della distruzione per assorbire il surplus economico, l'opposizione militante nelle metropoli e i movimenti di liberazione nel Terzo Mondo. (....)

C'è un evento simbolico che, sebbene in se stesso transitorio e ben presto contenuto dalle strutture del potere, illumina il momento storico di svolta; mi riferisco in particolare agli eventi francesi di maggio-giugno. Su di essi è stato scritto tanto, sono state fatte classificazioni, sono stati maltrattati da sociologi e da psicologi, eppure nessuna analisi e nessuna valutazione sulle prospettive attuali della liberazione sono adeguate senza questo punto di partenza. Proverò a riassumere brevemente le implicazioni di questi eventi. Essi hanno dimostrato che il movimento per un mutamento radicale può avere origine al di fuori delle classi lavoratrici e che questa forza esterna a sua volta può attivare, come catalizzatore, una forza ribelle repressa tra le classi lavoratrici. Inoltre, e questo è forse l'aspetto più importante di questi eventi, sono emersi obiettivi, strategie e valori che hanno oltrepassato l'ottocentesca struttura concettuale e politica dell'opposizione e della politica in generale. Queste nuove strategie e questi nuovi obiettivi indicano l'emergere di una nuova coscienza, una coscienza anticipatrice, progettuale, aperta e pronta a prospettive di libertà radicalmente nuove e originali.

La posta in gioco è quindi una transvalutazione dei valori, una nuova razionalità che si contrappone non solo alla razionalità capitalistica in tutte le sue forme, ma anche a quella socialista stalinista e post-stalinista. E questa nuova coscienza esprime (e forma) una nuova sensitività e sensibilità, una nuova esperienza della realtà costituita - e repressa - che ancora la ricerca, l'urlo di liberazione nei bisogni vitali dell'uomo: nella sua «schiavitù». L'homme revolté: oggi è colui o colei i cui sensi non possono più vedere e sentire e gustare ciò che gli viene offerto, in cui gli istinti più profondi si mobilitano contro l'oppressione, la crudeltà, la bruttezza, l'ipocrisia e lo sfruttamento. E anche chi si ribella per queste ragioni contro la tradizione culturale occidentale alta - contro le sue caratteristiche affermative, conciliative, «illusorie».

Questa ribellione mira ad una desublimazione della cultura - alla revoca, l'Aufhebung del suo potere idealizzante e repressivo. E' la protesta contro una cultura che ha sempre considerato la libertà e l'uguaglianza come valori «interiori»: libertà di coscienza e astratta uguaglianza - davanti a dio, davanti alla legge, e perciò coesistente più o meno pacificamente con l'attuale schiavitù e disuguaglianza. La protesta è contro la romanticizzazione e l'interiorizzazione dell'amore, contro l'abbellimento illusorio e la mitigazione dell'orrore della realtà. (....)

La Ragione dell'establishment

I ribelli sono consapevoli del fatto che questo obiettivo trascende tutta la ragionevolezza e la razionalità dell'establishment. Oltre la legge della Ragione (questa Ragione) c'è quella dell'immaginazione. Uno degli slogan apparsi sui muri della Sorbona nel maggio dello scorso anno recita: «tutto il potere all'immaginazione». E' stato detto (e io condivido questa affermazione) che il quarto volume del Capitale di Marx sia stato scritto sui muri della Sorbona; potremmo aggiungere che anche la quarta Critica di Kant è stata scritta sugli stessi muri, ovvero la critica dell'immaginazione produttiva.

L'idea di ragione, la razionalità che permea l'universo costituito del discorso e del comportamento, non può più servire come guida, non è più adatta a definire gli obiettivi e le possibilità della ricerca umana, della moralità umana, della scienza umana, dell'organizzazione sociale, dell'azione politica. I concetti tradizionali si sono sviluppati e sono stati definiti in un universo di dominio e di scarsità e, dove hanno superato questi limiti storici, come nella filosofia dell'illuminismo radicale, sono rimasti per lo più astratti o separati dalla pratica storica. Una domanda sorge però spontanea: non c'è nulla oltre la razionalità costituita, nient'altro che la mera fantasia, l'invenzione, la speculazione utopica?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo ricorrere alla vecchia distinzione filosofica tra immaginazione e fantasia. L'immaginazione (produttiva) è, secondo Kant, la più importante facoltà cognitiva della mente; è il terreno di incontro tra sensibilità e intelletto, percezione e concetto, corpo e mente. Come facoltà cognitiva, l'immaginazione si pone a guida del progetto scientifico e della sperimentazione delle possibilità e capacità della materia; è giocosa, libera e, tuttavia, limitata dalla sua materia, e radicata nel continuum storico. Come facoltà cognitiva, l'immaginazione crea le opere artistiche, letterarie, musicali; e con esse crea una realtà propria, ma reale: ovvero più reale della realtà data. Parole, immagini, suoni, gesti che negano la pretesa della realtà data di rappresentare ogni realtà e la realtà generale. Negano questa pretesa nel nome delle possibilità represse delle relazioni umane, dell'uomo e della natura, della libertà.

Dovrebbe adesso essere più chiaro il significato politico dello slogan «tutto il potere all'immaginazione». Lo slogan esprime la coscienza militante delle possibilità represse e della loro capacità di rendere obsolete non solo le tradizionali teorie e strategie di mutamento, ma anche i suoi obiettivi tradizionali. Il passaggio dalla razionalità della scarsità e del dominio al regno della libertà richiede il superamento concreto di questa razionalità, esige nuovi modi di vedere, ascoltare, percepire, toccare le cose, un nuovo modo di provare a soddisfare le esigenze di uomini e donne che possono e devono lottare per una società libera. La situazione storica, quindi, trasforma l'immaginazione in un potere meta-politico e coniuga i giocosi, creativi, sensuali bisogni estetici con le severe esigente politiche. (...)

Linguaggi sovversivi

Il movimento di protesta è, quindi, costretto a sviluppare un proprio linguaggio, che deve essere necessariamente differente da quello del sistema e tuttavia deve restare comprensibile - fatto che contribuisce alla divisione del movimento in piccoli gruppi e gruppetti. La ribellione linguistica lotta contro la repressione linguistica praticata dall'establishment: riconosce fino a che punto, in ogni periodo storico, un linguaggio esprima la forma data della realtà e quindi blocchi l'immaginazione e la ragione dell'uomo, riconducendolo all'universo dato del discorso e del comportamento. E' il riconoscimento del linguaggio come una delle armi più potenti nell'arsenale dell'establishment.

Oggi è un linguaggio di una brutalità e contemporaneamente di una delicatezza senza precedenti, un linguaggio orwelliano che, possedendo praticamente il monopolio dei significati della comunicazione, soffoca le coscienze, oscura e diffama le possibilità alternative dell'esistenza, fissa i bisogni dello status quo nella mente e nel corpo degli uomini e li rende del tutto insensibili di fronte alla necessità di cambiamento.

Tuttavia, questa immunizzazione ha i suoi limiti, insiti nello sviluppo della nostra società, in particolare nella dinamica della «seconda rivoluzione industriale». Al contrario della prima, questa è stata messa in moto direttamente dalla scienza e si caratterizza per un quasi immediata applicazione della scienza alla produzione e alla distribuzione. Non solo l'applicazione delle scienze naturali alla matematica, ma anche delle scienze sociali alla pubblicità e alla politica, della psicologia alle terribili scienze delle relazioni umane e anche alla letteratura e alla musica come stimolato al tempo stesso gradito e lieve, perché se fosse eccessivo nuocerebbe al business. In un'unica realtà si ha così la strana simbiosi del pensiero umanistico scientifico con la società repressiva, la simbiosi della creatività e della produttività in cui la cultura intellettuale serve la cultura materiale, in cui la creatività serve la produttività, in cui l'immaginazione serve il mondo degli affari.

L'irrazionale in società

Il carattere quasi compiuto di questa simbiosi, in cui pensiero scientifico e umanistico diventano macchine per il controllo sociale, vive oggi gli effetti della sua stessa dinamica: quanto più la scienza consegue risultati nel controllo della natura e nello sfruttamento delle sue risorse, tanto più è alto il pericolo che gli esperimenti psicologici e biologici di formazione del comportamento umano e dei processi vitali possano sfuggire dal controllo; più selvaggia è la capacità dell'immaginazione di concepire modi e significati per alleviare l'esistenza umana, più evidente appare il contrasto tra queste conquiste scientifiche e il loro uso. E più grande è il potenziale esplosivo nelle società costituite. Di conseguenza, la prima forma in cui questo potenziale esplosivo si presenta alle coscienze è l'irrazionalità che penetra la società costituita, la mobilitazione politica delle minoranze ai margini della società e forse anche la perdita di coesione del lavoro organizzato, di cui tuttavia restano ancora da vedere modi e direzioni.

Questa situazione ci porta ad affrontare il problema della responsabilità dell'intellettuale. Le due facce della simbiosi tra scienza e società, tra immaginazione e dominio che si dà oggi impongono all'intellettuale una scelta. Questa scelta può essere formulata nel modo seguente: la ragione, l'immaginazione, la sensibilità dell'uomo saranno al servizio di una servitù sempre più efficiente e prospera o piuttosto serviranno a interrompere questo legame, liberando le capacità dell'uomo, la sua immaginazione e la sua sensibilità da questa servitù così redditizia? Credo che gli studenti militanti abbiano fatto questa scelta e ne abbiamo pagate care le conseguenze. Oggi le possibilità concrete per la libertà dell'uomo sono così reali e i crimini della società che ostacola la sua realizzazione sono così palesi che il filosofo, l'educatore non può più evitare di prendervi parte, il che significa allearsi, essere solidale con quelli che non sopportano più e non hanno più voglia di vedere la loro esistenza determinata e definita dalle esigenze dello status quo. Determinata e definita da quei poteri che hanno fatto del mondo la confusione, la sventura e l'ipocrisia attuali. (....) Se il filosofo, l'educatore, prende ancora seriamente il suo lavoro di rischiaramento, si ritroverà, volente o nolente, con quelli che danno significato e realtà alle parole e alle idee pensate lungo tutta la sua vita di educatore, e non solo significato accademico, ma un significato per cui lottare e per cui vivere.


www.ilmanifesto.it

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Dominio USA globale

di materialiresistenti (27/05/2005 - 19:39)

Nuova corsa alle armi non dichiarata: l'agenda Usa per la dominazione militare globale
di Michel Chossudovsky
Il documento di un vertice segreto del Pentagono che costituisce il disegno imperiale a sostegno degli interessi Usa nel mondo intero

Il Pentagono ha rilasciato il sommario del documento di un vertice segreto che disegna l'agenda per la dominazione militare globale degli Usa.

Questo ridisegno della strategia militare degli Usa sembra essere passato virtualmente inosservato; non vi è stata copertura stampa di questo misterioso progetto militare.
Con l'eccezione del Wall Street Journal (allegato in seguito), non è stato menzionato nei media statunitensi.

Secondo il Wall Street Journal, il più recente schema del progetto militare globale Usa consiste “nell’aumentare l’influenza degli US in tutto il mondo”, attraverso l’incremento di dispiegamenti di truppe ed una massiccia messa a punto di sistemi d’arma avanzati degli Stati Uniti.

Il documento, seguendo le orme della dottrina della guerra “preventiva” dell'Amministrazione, come dettagliata dal neoconservatore 'Progetto del Nuovo Secolo Americano' (PNAC - Project for the New American Century) va a definire più approfonditamente i contorni dell'agenda militare globale di Washington. Ci si riferisce ad un approccio più “favorevole all’azione di guerra”, che vada oltre la più debole accezione “preventiva” e le azioni difensive nelle quali le operazioni militari sono lanciate contro un “nemico dichiarato”, nell’ottica di “preservare la pace” e “difendere l’America”.

Il documento assume esplicitamente il mandato militare globale US, oltre i teatri di guerra regionali. Questo mandato include anche operazioni militari dirette contro paesi che non sono ostili agli Stati Uniti, ma che sono considerati strategici dal punto di vista degli interessi US.


Da un’ampia prospettiva di politica militare ed estera, il documento del Pentagono del Marzo 2005 costituisce un disegno imperiale a sostegno degli interessi US nel mondo intero.

“Nel suo significato, il documento è guidato dalla convinzione che gli Stati Uniti siano ingaggiati in una lotta continua globale che si estende ben oltre specifici campi di battaglia come Iraq e Afghanistan. La visione è di un militarismo molto più portato all’azione, concentrato sul cambiare il mondo piuttosto che rispondere solo ai conflitti, come ad un attacco nordcoreano sulla Corea del Sud, e ad assumere maggiore rilievo nei paesi in cui gli US non sono in guerra.” (WSJ, 11 Marzo 2005)
Il documento suggerisce che il suo obiettivo consiste anche in operazioni “offensive” piuttosto che genericamente “preventive”. A questo riguardo, c’è una sottile differenza rispetto alle prime dichiarazioni della sicurezza nazionale post-11/9: “[Il documento presenta]quattro problemi nodali, nessuno dei quali concerne scontri militari tradizionali. I servizi militari sono chiamati a sviluppare forze che possano: costruire collaborazioni con stati indeboliti per sconfiggere le minacce terroriste interne; difendere la madrepatria, includendo colpi offensivi contro gruppi terroristici che pianificano attacchi; l'influenzare le scelte di paesi ad un bivio strategico, come Cina e Russia; prevenire l'acquisizione di armi di distruzione di massa da parte di stati ostili e gruppi terroristici.” (Ibid)

L'accento, quindi, non viene più posto solamente sull’intraprendere le principali guerre di teatro, come delineato nel progetto militare PNAC, “Ricostruzione di Difese, Strategie, Forze e Risorse dell'America per un Nuovo Secolo”; il progetto militare del Marzo 2005 punta a cambiare i sistemi d’arma così come il bisogno di un dispiegamento globale di forze US in azioni di pattugliamento militare e di intervento mondiale.

Il PNAC, nel suo rapporto del Settembre 2000, descriveva queste operazioni militari non di teatro come “funzioni di polizia”:
“Il Pentagono deve dotarsi di forze per preservare il mantenimento della pace in modo che non manchino alla conduzione delle principali campagne di teatro. ... Questi compiti sono le missioni oggi più frequenti, che richiedono forze configurate per il combattimento ma capaci di operazioni indipendenti di polizia di lunga durata”.
(PNAC, http://www.newamericancentury.org/RebuildingAmericasDefenses.pdf)

Per leggere tutto il saggio di Chossudovsky: http://www.nuovimondimedia.com/sitonew/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=1219&topic=46

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Crash finanziario

di materialiresistenti (27/05/2005 - 18:00)

 

La strage dei derivati sul credito

http://www.movisol.org/ulse227.htm

 

L'intero mercato dei derivati sul credito, quello che cresce più rapidamente nella bolla speculativa globale dei derivati, è gravemente scosso da una crisi. Come spiegato nell'ultimo numero dello Strategic alert dell'EIR (nell'articolo riprodotto di seguito), la categoria più labile di questi derivati sul credito sono i CDO (Obbligazioni di Debito Collateralizzato).
Un'altra categoria di derivati si chiama "capital structure arbitrage" (CSA) e rappresenta una delle ultime innovazioni sul mercato dei derivati. Anche le CSA, come i CDO, altro non sono che scommesse sul debito delle imprese, o derivati su quel debito. Ma lo schema è reso più complesso dall'aggiunta di un altro elemento: la quotazione in borsa delle azioni di una certa impresa. Gli hedge funds hanno infatti scoperto che quando un'impresa finisce nei guai, solitamente la sua quotazione in borsa crolla molto più rapidamente del prezzo dei suoi bonds o dei CDO emessi sul suo debito.
Quando era ormai certo che il debito GM sarebbe retrocesso a livello "junk", a marzo, un nutrito gruppo di hedge funds si è riversato a fare scommesse CSA sul debito GM. E adesso arriva il problema: nella stessa settimana sono venuti a coincidere: 1) l'annuncio di Kirk Kerkorian di un forte acquisto di titoli GM, che in borsa hanno di conseguenza avuto un rialzo del 20%, 2) il taglio del rating di GM da parte di Standard & Poor's, che ha fatto ribassare di colpo il prezzo dei bond GM. Questo ha rappresentato per gli operatori dei CSA il disastro peggiore possibile.
In un articolo intitolato "Il ticchettio della bomba nei prodotti creditizi strutturati", il 19 maggio quotidiano elvetico <I>Neue Zuercher Zeitung<P> ha posto in risalto la precarietà estrema in cui versa il mercato dei CSA: l'acquisto di titoli GM da parte di Kerkorian ha causato un 'incendio nella prateria' e una 'reazione a catena' nel mercato obbligazionario che ha finito per colpire in particolare i fondi specializzati in CSA e CDO. Gli hedge funds hanno subito perdite "dolorose" quando il premio di rischio dei titoli GM è "esploso" ed i prezzi dei derivati collegati sono crollati, mentre le azioni GM si sono rivalutate. Cercando di sottrarsi alle conseguenze dell'avventura con i CDO, gli investitori "ad un certo punto hanno cominciato a svendere in preda al panico, facendo così deragliare il mercato dei derivati sul credito".
Nessuno è in grado di dire quanti siano gli hedge funds colati a picco nelle ultime tre settimane. Ma tra la fine di maggio e la chiusura del secondo trimestre, il 31 giugno, "i cadaveri degli hedge funds saranno riversati sulla spiaggia", ha commentato un esperto di Londra. Le vendite per coprire le posizioni degli hedge funds sono già enormi, e saranno accentuate dal ritiro dei clienti che scopriranno le perdite alla lettura del bollettino a fine mese. Ma questa ritirata degli investitori in preda al panico è proprio ciò che aggrava i problemi del settore. L'improvvisa risalita del dollaro e la caduta dei prezzi delle materie prime, petrolio compreso, vengono direttamente attribuiti a queste "vendite per disperazione" degli hedge funds.
Non si può dubitare del fatto che anche le grandi banche, e non solo gli hedge funds che esse hanno creato nelle proprie orbite, siano finite nei guai. Questo è evidente anche dal fatto che esse hanno cominciato ad accusarsi vicendevolmente. Ad essere tenuta d'occhio ora è soprattutto la Deutsche Bank. Il 17 maggio la Merrill Lynch ha pubblicato un rapporto in cui si fa notare come la Deutsche Bank abbia probabilmente subito grosse perdite negli sviluppi di GM e Ford. Il volume delle emissioni di bond gestite da Deutsche Bank è diminuito drasticamente nel secondo trimestre, e la banca probabilmente ha sofferto dal minore fatturato degli hedge funds come conseguenza delle "recenti turbolenze" nei mercati dei derivati sul credito, come pure dalle perdite nelle transazioni da essa effettuate. "La Deutsche sta forse attraversando un'esperienza dolorosa", conclude il rapporto, che è stato diffuso proprio il giorno prima dell'assemblea degli azionisti della banca di Francoforte. Secondo Merrill Lynch circa il 17% dei clienti di Deutsche Bank, nelle attività di trading e vendite di bonds, sono hedge funds.
Quando la Deutsche Bank è stata indicata come una delle vittime del capitombolo di GM e Ford, il primo responsabile finanziario della banca Clemens Boersing è stato costretto ad affermare, in una conferenza stampa data l'11 maggio a New York, che la banca non ha posizioni scoperte, ma che tutte le operazioni sono "pienamente collateralizzate". Boersing ha aggiunto che l'unità della banca attiva sui mercati globali "non ha fatto investimenti negli hedge funds". La banca ha un approccio "molto cauto" alle attività con i fondi e applica "criteri molto severi" nella selezione della clientela. Non di meno, nel rapporto annuale 2004 di Deutsche Bank figurano posizioni in derivati, soprattutto derivati sui cambi: un volume nominale pari a 21500 miliardi di dollari, quasi venti volte il volume del PIL italiano.

Allarme rosso per il sistema finanziario

Il taglio del rating dei titoli General Motors e Ford, passati dalla categoria "investment" a quella di "spazzatura", che ha investito la montagna del debito delle due grandi case automobilistiche pari a 453 miliardi, non rappresenta soltanto un "disastro nazionale" per gli Stati Uniti, ma rischia di diventare l'innesco di una crisi monetaria e finanziaria sistemica. Questo è il giudizio dato a caldo il 5 maggio dal fondatore dell'EIR Lyndon LaRouche, prontamente confermato a pochissimi giorni di distanza dal diffondersi della paura di una riedizione del disastro finanziario della Long-Term Capital Investment (LTCM) che portò l'intero sistema mondiale sull'orlo della disintegrazione, nell'autunno del 1998. I mercati azionari e obbligazionari hanno subito gravi perdite il 10 maggio quando diversi traders hanno posto in rilievo le difficoltà in cui sono finiti alcuni grandi hedge funds, come conseguenza diretta della retrocessione di GM e Ford. L'allarme riguarda soprattutto fondi come Highbridge Capital negli USA, GLG Partners a Londra, e due fondi di Singapore: Asam Capital Management e Sovereign Capital. La parola "LTCM" è finita sulle labbra di tutti, mentre le azioni delle grandi banche che strinsero il patto di sangue per salvare allora LTCM sono state svendute in preda al panico. Queste sono soprattutto Citigroup, JP Morgan Chase, Goldman Sachs e Deutsche Bank.
Il taglio del rating alle due case automobilistiche ha raddoppiato di colpo il volume degli investimenti valutati come "spazzatura" negli USA, un fatto le cui conseguenze si fanno sentire in maniera devastante in particolare nelle operazioni finanziarie derivate, di diverso tipo e natura. I primi ad essere colpiti sono stati i titoli denominati obbligazioni collaterali di debito (CDO). Nel periodo recente gli hedge funds hanno notevolmente aumentato la propria esposizione con strumenti finanziari di questo tipo, giacché altri investimenti prospettavano ritorni insufficienti. I CDO sono emessi su un ventaglio di titoli di credito (i bonds sono considerati crediti) di vario tipo e piazzati agli investitori, un po' sul modello della cartolarizzazione. Gli speculatori possono così acquistare ciò che viene denominata la "equity tranche" di un CDO, accollandosi quasi tutto il rischio di insolvenza del debito sottostante. Ovviamente qui i ritorni prospettati sono i più alti. Però, nel caso di insolvenza o di forti tagli del rating del debito sottostante, l'hedge fund deve improntare grosse somme in contante, che in molti casi potrebbero superare persino l'intero capitale del fondo. A quel punto, per sopravvivere, il fondo svende ogni proprietà liquidabile. Ed è proprio questo che sono stati costretti a fare alcuni hedge funds il 10 maggio e nei giorni successivi, riferiscono esperti del settore.

"Più grande di LTCM"

Secondo un analista finanziario con grande esperienza internazionale consultato dall'EIR, la dimensione della crisi che si abbatte in particolare sul settore dei derivati a seguito della crisi GM e Ford, "è di un'ordine di grandezza maggiore di quella di LTCM". Adesso si può esser certi che la Federal Reserve, la squadra di emergenza finanziaria di Bush (nota come President's Commission on Financial Markets) e i relativi organismi delle banche centrali di tutto il mondo sono entrati in uno stato da "allarme rosso". La discussione è partita dalla situazione di Sovereign Capital, l'hedge funds legatissimo alla Lazard Brothers in Inghilterra, particolarmente attivo nei mercati asiatici, il cui dissesto ha messo in moto reazioni di panico tra i banchieri asiatici.
L'esperto ha confermato che Sovereign Capital "è uno di loro", uno degli hedge funds "che sta per scoppiare". Ha poi aggiunto che i rischi per l'Europa sono notevoli, giacché il 50% dei CDO sono denominati in euro (mentre il 44% è denominato in dollari e il resto in altre monete). L'esperto ha poi indicato delle pericolose anomalie che caratterizzano la situazione attuale:
Primo, il divario tra il rating dell'affidabilità creditizia delle imprese e il valore dei titoli azionari continua a crescere. Mentre il rating del debito di GM e Ford è stato declassato a "junk", le loro azioni si sono rivalutate come conseguenza della voce secondo cui lo speculatore Kerkorian fosse in procinto di rastrellare azioni GM. Il divario ha l'effetto di destabilizzare ancora di più la situazione.
Secondo, il dollaro si è rivalutato rispetto all'euro, toccando il massimo in sei mesi. Il motivo è la svendita di titoli stranieri da parte degli hedge funds costretti a liquidare per raccogliere il contante con cui coprire le perdite. Si tratta di un altro fenomeno che rivela come il mondo finanziario reagisca irrazionalmente alla realtà dello sfascio del sistema del dollaro.
Terzo, hedge funds e banche negano pubblicamente che si siano verificati problemi seri nei mercati dei derivati. Infatti, se ammettessero le proprie perdite prima di aver concordato un meccanismo di salvataggio, crollerebbero di colpo. Il fatto che tutti sostengono a spada tratta la propria solvibilità rappresenta un'altra fonte di instabilità.
Non c'è dubbio, ha continuato l'esperto, che la Federal Reserve ed altre banche centrali stiano riversando segretamente nuova liquidità nel sistema. Ma ciò non sarà reso pubblico ancora per qualche settimana, fino a quando le banche centrali non dovranno riferire sull'offerta di denaro.
La situazione ha raggiunto ormai il punto in cui la crisi sfugge dal controllo anche come conseguenza dell'eccesso di fiducia nei meccanismi di controllo dei derivati sul credito, fattore che rappresenta un grande errore di calcolo.

 
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This article appears in the May 27, 2005 issue of Executive Intelligence Review.

'Hedge Fund' Blowout
Threatens World Markets

by Lothar Komp

Decades of insane economic policies, and the stubbornness of central banks papering over the symptoms of a systemic crisis by providing ever more liquidity, have produced an impossible situation as of late May, after the GM/Ford credit shocks.

One of the effects of this unprecedented liquidity pumping has been the biggest explosion in mortgage and other private debt titles in history, as well as the emergence of new financial bubbles in the bond, housing, and commodity markets. All of these financial assets are again just the basis for financial bets of even larger proportions: "derivatives." As most of the derivatives bets are traded outside of official exchanges, in the form of private deals between two counterparties, nobody really knows the actual dimensions. A substantial amount of derivatives betting is done by "hedge funds," which are not subject to any kind of regulation or supervision. According to the Bank for International Settlements (BIS), the outstanding volume of OTC ("over-the-counter") derivatives alone amounts to $248 trillion, while the annual turnover of exchange-traded derivatives is close to $900 trillion. It's a conservative guess to estimate the current rate of derivatives trading at $2 quadrillion per year; that is, 50 times more than the annual economic activity, measured by the gross domestic product (GDP), of all countries on the planet. (See Glossary of terms on derivatives and hedge funds.)

On May 5, a big shoe dropped into this giant financial minefield. Standard & Poor's downgraded $453 billion in outstanding debt of General Motors and Ford Motor Corporation to junk. On May 8, Lyndon LaRouche indicated that the General Motors crisis is not only a "national disaster" for the United States, but could actually detonate the world financial-monetary system. Two days after LaRouche's statement, markets were shaken by the fear of an imminent repeat of the Long-Term Capital Management (LTCM) disaster, which almost destroyed the entire system in Autumn 1998. Stock and corporate bond markets suffered massive losses on May 10, after traders pointed to evidence of severe problems at several large hedge funds, as a direct consequence of GM's and Ford's downgrading. The hedge funds mentioned in this respect included Highbridge Capital, GLG Partners, Asam Capital Management, and Sovereign Capital. The London-based GLG Partners has $13 billion under management, and lists as the largest hedge fund in Europe and the second-largest in the world.

GLG issued a statement on May 10: "All the funds are fine and we have no concern." Highbridge Capital, that same day, wrote a letter to investors, noting: "It is our understanding that recent volatility in the structured credit markets is apparently related to the unwinding of an unprofitable CDO [collateralized debt obligation] tranche correlation trade by one or more parties.... The purpose of this letter is to inform our investors that Highbridge has no exposure to the trades." Highbridge was bought up last year by U.S. megabank JP Morgan Chase. Sovereign Capital, a British hedge fund, is closely linked to Lazard Brothers. The fund is heavily involved in East Asian markets, and news of the possibility of its collapse had caused panic among Asian bankers. Sovereign Capital's chairman, John Nash, formerly worked for Lazard. Since May 10, the "LTCM-word" is in everybody's mouth. Asam Capital Management is based in Singapore and reportedly has lost most of its investors' money.

Top Banks Involved

The stocks of the same large banks that participated in the 1998 LTCM bailout, and which are known for their giant derivatives portfolios—including Citigroup, JP Morgan Chase, Goldman Sachs, and Deutsche Bank—were hit by panic selling on May 10. Behind this panic was the knowledge that not only have these banks engaged in dangerous derivatives speculation on their own accounts, but, ever desperate for cash to cover their own deteriorating positions, they also turned to the even more speculative hedge funds, placing money with existing funds, or even setting up their own, to engage in activities they didn't care to put on their own books. The combination of financial desperation, the Fed's liquidity binge, and the usury-limiting effects of low interest rates, triggered an explosion in the number of hedge funds in recent years, as everyone chased higher, and riskier, returns.

There can be no doubt that some of these banks, not only their hedge fund offspring, are in trouble right now. And the top banks are starting to point fingers at each other. Particular attention has been paid to Deutsche Bank. On May 17, Merrill Lynch issued a report noting that Deutsche Bank probably has suffered significant derivatives losses following the GM and Ford downgrading. The report states that Deutsche Bank will not be able to maintain its rosy performance, culminating in a pre-tax return on equity of 30% in the last quarter. Not only has the volume of bond emissions managed by Deutsche Bank dramatically declined during the second quarter, but the bank may have suffered reduced business from hedge funds because of the "recent turbulence" in the credit derivatives market, as well as losses in its own trading positions. "Deutsche must be taking some pain at present," concludes the report, which appeared just one day before Deutsche Bank's annual shareholder meeting in Frankfurt. According to Merrill Lynch, about 17% of Deutsche Bank's clients in its debt sales and trading business are hedge funds.

When it was named as one of the victims of the GM/Ford fall-out, Deutsche Bank chief financial officer Clemens Börsig was forced to claim at a New York conference on May 11, that the bank "has no cash lending exposure to hedge funds." Deutsche Bank's "exposure is fully collateralized." Börsig said that the bank's global markets unit "has no investments in hedge funds." The bank has a "conservative" approach to its business with the funds and "very strict criteria" for choosing clients, he added. Nevertheless, according to its own 2004 annual report, Deutsche Bank at the end of that year held derivatives positions, mostly interest rate derivatives, of a nominal volume of $21.5 trillion. That is about ten times the GDP of the German economy.

'Hedging' to Death

The unprecedented downgrading to junk of almost half a trillion dollars in corporate debt, which doubled the total volume of U.S. junk bond debt, had devastating consequences for different kinds of derivatives bets. In particular, the downgrading hit the credit derivatives market, which provides insurance against bond defaults. In the recent period, hedge funds have sharply increased their exposure to a form of credit derivative known as a collateral debt obligation (CDO). CDOs are pools of loans, bonds, and other debt titles from hundreds of different corporations which are bundled and sold to investors in much the same way as mortgages are turned into mortgage-backed securities. In exchange for hefty fees, many hedge funds have taken to selling insurance against corporate defaults. If there is no default during the life of the contract, the seller pockets a lucrative fee, but in the event of a default, the seller must pay out the face value of the contract. To raise that money, the hedge fund must often sell its most liquid assets, and that, often, in the face of a falling market. Such "distress selling" by several hedge funds was actually observed on May 10 and subsequent days. Europe is extremely vulnerable to the current crisis in the credit derivatives market, as 50% of all CDOs are euro-denominated. The same kind of financial instruments led to the Parmalat collapse in Italy last year.

A related kind of derivatives scheme is the so-called capital structure arbitrage (CSA). It's one of the latest inventions in the derivatives casino. CSAs also involve bets on corporate debt titles, or the derivatives on that debt, such as CDOs. But the overall bet is made more complex by adding another element: the stock price of the respective corporation. Usually, when the prices of corporate bonds or their derivatives falls, the stock price of the respective corporation goes down as well. By combining the bond or credit derivative with a bet on a falling stock price, the CSA investor can try to "hedge" against potential losses. More convincing for hedge funds than the limiting of risks, is the empirical discovery that once a corporation runs into trouble, the stock price often plunges much more violently than the bond price of the same corporation. And that is exactly the condition under which a CDA contract generates profit.

Now comes the problem: By the very combination—in the same week—of Kirk Kerkorian's announcement for a partial General Motors takeover, boosting the GM stock price by almost 20%, and the downgrading of GM debt to junk by Standard & Poor's, crashing the GM bond price, the arbitrage traders suffered the worst of all possible disasters.

Nobody knows how many hedge funds have already gone under in May. Further complicating matters is the fact that many hedge fund investors, faced with all the news and rumors circulating about derivatives losses, are panicking, and are right now pulling out their money—if they can. Hedge funds often allow withdrawals of funds just once a quarter. The next date is July 1. But how to pay out investors, when cash reserves are gone and every dollar of capital is tied up in highly leveraged derivatives bets? To be able to meet redemption demands, hedge funds are forced to liquidate contracts under the present, extremely distressed, market conditions. This means piling up even more losses, which in turn—once investors recognize it—will further intensify withdrawals.

One indicator for the ongoing "distress selling" is the average price of credit-default swaps (CDS), which on May 18 hit the highest level since records started one year ago. For every outstanding corporate bond, an investor can buy a CDS contract, by which the default risk is transferred to the counterparty of the contract. In exchange for this kind of protection, the investor pays a certain fee to his counterparty, which works like an interest rate deduction on the nominal return of the bond. Within ten days leading to May 18, the average CDS rate has jumped up by one third, from 42 to 60 basis points (from .42% to .6%). The sharp increase reflects not only the rising fear for corporate bond defaults, but even more, a sudden drop in the number of hedge funds that are willing, or able, to take over additional default risks. The surprising rise of the U.S. dollar and the fall of commodity prices, including oil, are also being attributed to hedge fund emergency sales.

Beyond LTCM

Andrew Large, the deputy governor of the Bank of England, issued a strong warning on credit derivatives on May 18. Speaking at an international conference of financial regulators in Turkey, he noted, "Credit risk transfer has introduced new holders of credit risk, such as hedge funds and insurance companies, at a time when market depth is untested." Large said the growth of derivative instruments has "added to the risk of instability arising through leverage, volatility, and opacity." Regulators should therefore act and, in particular, search for credit concentrations.

Among the many voices warning against a repeat of the LTCM debacle or worse, is non other than Gerard Gennotte, former senior strategist at LTCM, and now working for another hedge fund called QuantMetrics Capital Management. In statements picked up by London's Financial Times on May 18, Gennotte pointed to the rising risk of a liquidity crisis triggered by hedge fund blowouts, which then could lead to a 1998-style collapse. He emphasized: "You could expect something similar to 1998, with people starting to liquidate their positions. It starts with one position, but then they are afraid of getting withdrawals, and it spreads across strategies."

In private discussions with EIR, an international financier confirmed LaRouche's notion, that the downgrading of General Motors and Ford debt was just the beginning of a much larger crisis hitting the grossly over-extended global financial bubble—in particular the derivatives scam. The financier said that the international financial system is, in fact, facing a derivatives crisis "orders of magnitude beyond LTCM." He observed that one can be certain that the Federal Reserve, the President's Commission on Financial Markets (the so-called "plunge protection team"), and the relevant departments of major central banks around the world, are all on "emergency red-alert mobilization."

Hedge funds and banks are, of course, all publicly denying reports of a major derivatives blow-out. Any bank or hedge fund that admitted such losses without first working a bail-out scheme, would instantly collapse. Such implausible protestations of solvency are another source of instability. The source further said that there is no doubt that the Fed and other central banks are pouring liquidity into the system, covertly. This would not become public until early April, at which point the Fed and other central banks will have to report on the money supply.

Regulating Hedge Funds

In response to the GM and hedge funds crises, Lyndon LaRouche issued a statement May 14, "On the Subject of Strategic Bankruptcy," in which he called for "new governmental mechanisms" for dealing with these "strategic bankruptcies, bankruptcies with which existing mechanisms of governments are essentially incompetent to deal." LaRouche also renewed his call, from the early 1990s, for a transaction tax on all derivatives trades, to regulate hedge funds. By such a transaction tax, government authorities, for the first time, could get an insight into the hedge fund activity. Currently, there exist about 8,000 hedge funds worldwide, managing about $1 trillion in capital, compared to 4,500 hedge funds and $600 billion in capital just two years ago. When LTCM was going under in 1998, for every dollar of its capital, it had borrowed $30 from banks at was running at least $400 in derivatives bets.

Allegedly, the average leverage of hedge funds today is much lower than in the case of LTCM. At least one in ten existing hedge funds, in most cases the smaller ones, are quietly being closed down every year, while at the same time many more are being set up new.

A public debate on the regulation of hedge funds has already erupted both in Britain and Germany. On top of the fears for a systemic breakdown, there is the imminent concern that private equity funds and hedge funds are, right now, taking over or manipulating the stock prices of thousands of corporations in both countries. John Sunderland, the President of the Confederation of British Industry (CBI) came out with an attack on such funds, sounding similar to German Social Democratic Party chairman Franz Münterfering's famous earlier "swarm of locusts" statements. CBI Director General Digby Jones raised the alarm bells concerning certain derivatives—"contracts for differences" (CFD)—by which hedge funds are able to secretly build up stakes in corporations.

In Germany, the chief executive officer of Commerzbank, Klaus-Peter Müller, who also heads the German banking association, raised the question: Why are we regulating small banks, while hedge funds, moving much larger capital, are not being regulated at all? Bundesbank board member Edgar Meister described hedge funds as the "white spots on the map of supervisors," which are growing at alarming speed. Even Rolf E. Breuer, who just resigned as supervisory board chairman of the Frankfurt stock exchange (Deutsche Börse) after losing a power fight with the British hedge fund TCI, has now astonished the banking scene with a surprising conversion. The same person who, as head of Deutsche Bank, had praised derivatives trading as the shortest way to paradise on Earth, and become known in some circles as Germany's "Mr. Derivatives," is suddenly denouncing the short-term speculative investments of hedge funds, that are colliding with the need for long-term productive investments and therefore could "devastate the German economy."


Derivatives `Ticking Time Bombs'

In an article headlined "Ticking Time Bomb in Structured Credit Products," Switzerland's conservative financial daily Neue Züricher Zeitung on May 19 pointed to the precarious situation in the so-called "structured credit" market. This includes the use of capital structure arbitrage (CSA) contracts, combined bets on the stock price and debt titles of the same corporation. The daily states that the purchase of GM stocks by Kerkorian caused a "brush fire" on the bond market, which then, in particular, hit funds specialized in CDAs. The funds faced "painful" losses when the risk premiums on GM bonds "exploded" and the prices of related derivatives plunged, while GM stocks, because of the Kerkorian move, jumped by 20%. Overall, the downgrading of GM, in spite of "the fact that it didn't came as a full surprise, triggered a chain reaction on the bond market," centered around collateralized debt obligations (CDO). These CDOs fueled the "sudden explosion" of the GM risk premium. Trying to escape from their CDO adventure, investors "at some point engaged in panic selling, which then derailed the credit derivatives market."
—Lothar Komp


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Il tinello del dolce impero

di materialiresistenti (27/05/2005 - 14:33)


La cultura dei consumi negli Usa. Un libro della storica Victoria de Grazia.


di MARCO D'ERAMO


In meno di un secolo «l'egemonia americana ha lasciato tracce altrettanto particolari, se non altrettanto durature, di quelle che l'impero romano impresse su un arco di quattro secoli. Come il latino, l'estetica classica, il giudeo-cristianesimo, i codici legali e il `pacchetto urbano' di acquedotti, fortificazioni cittadine e colossei, questi residui sono diventati i mattoni e la calce che la gente locale troverà, userà, avrà a disposizione per farsi una ragione e capire l'irresistibile ascesa e inesorabile declino dell'Impero del Mercato». Così si conclude, dopo 480 densissime pagine, il libro Irresistible Empire (appena uscito presso la Belknap Press of Harvard University Press) di Victoria de Grazia, storica della Columbia University. Ma quali sono questi residui così influenti quanto le maestose vie consolari dell'antica Roma? Sono oggetti minuti, quotidiani, che ormai passano inosservati: i carrelli dei supermercati, i detersivi, i dentifrici, i frigoriferi, l'acquisto a rate. Ma ancora più a monte - come il latino - è un linguaggio (quello del cinema, quello della pubblicità), è la cultura, quella del consumo di massa: «Per la maggior parte del `900, la cultura americana del consumo ha agito come una forza rivoluzionaria, e le sue invenzioni sociali e il suo messaggio sul diritto alle comodità sono stati un dissolutore degli antichi legami potente quanto una rivoluzione politica».

L'americano medio

Irresistible Empire ripercorre le tappe con cui gli Stati uniti hanno imposto alle diverse, conflittuali tradizioni europee, un unico modello di consumo e di società, il modo in cui hanno «venduto» al Vecchio continente il proprio impero, innanzitutto riuscendo a «vendere la propria tecnica di vendere». Il libro ci ricorda quanto precoce fu quest'offensiva: già nel 1926 si parlava d'«invasione di Hollywood».

Quel che gli Usa riuscirono a imporre fu il livello di vita americano come «criterio», come standard cui misurare la propria esistenza. Così, quel che de Grazia ci racconta è come rappresentanti di commercio, pubblicitari, attachés commerciali, produttori cinematografici, gestori di supermercati sono riusciti a imprimere nella mentalità europea la definizione stessa di livello di vita. Nel 1929, secondo una ricerca di mercato (altra invenzione statunitense), una famiglia americana di quattro persone (padre, madre, figlio e figlia) spendeva il 12% del proprio reddito in abbigliamento e, per esempio, il marito si comprava ogni anno cinque camicie, due cravatte, due vestiti, 14 paia di calzini di cotone, due paia di scarpe, mentre la mamma si comprava 8 paia di calze (di cui 4 di seta o naylon). A quel tempo una simile ricerca sarebbe stata, ed era, impossibile in Europa, semplicemente perché non esisteva «l'europeo medio». Ma già negli anni `50 il governo francese era costretto a lanciare una ricerca sulle abitazioni del proprio paese per scoprire che solo il 18% degli alloggi francesi era dotato di bagno (contro il 90% negli Usa), che il 76% delle case era senza corrente, il 91% senza frigorifero, il 90% senza lavatrice (e in Italia la situazione era di gran lunga peggiore).

La lavatrice è un ottimo esempio della devastante efficacia delle «Tre S» con cui gli Usa hanno sottomesso l'Europa: standardizzazione, semplificazione, specializzazione. Contro le tre S si sono rivelate impotenti le ricorrenti litanie contro la massificazione, l'anonimato, la perdita dell'originalità individuale: «Meglio vivere in una casa standardizzata, con scaldabagno, riscaldamento centrale e un bagno, piuttosto che in una casa personalizzata, individuale e originale, senza acqua calda, con stanze scaldate a stufa e una vasca di zinco in cantina». Intanto un lettore italiano può riflettere sul fatto che negli Usa «l'anno della lavatrice» fu il 1925 mentre da noi quest'elettrodomestico si diffuse solo negli anni `60. Il fatto è che la lavatrice è resa possibile solo da, e in, una particolare concezione della famiglia e della donna. Qui de Grazia mette in atto il precetto di Michel Foucault cui si richiama esplicitamente: «Affrontare la politica alle spalle e traversare la società in diagonale». L'idea soggiacente è che il soggetto del mercato sia non l'individuo, ma la famiglia: «Già dagli anni `20 era assodato per gli esperti americani di mercato che l'unità familiare era centrale nel consumo di massa, che le donne erano le alacri api dell'innovativo shopping a orientamento familiare e che l'amore familiare era un legame ubiquo e fondamentale che il venditore poteva sfruttare per profitto».



La famiglia fordista

Questa famiglia veniva vista come un'impresa fordista, con i suoi macchinari (elettrodomestici), il suo bilancio, i suoi investimenti, da gestire razionalmente. Di questa famiglia fordista il manager era la donna. Nella famiglia tradizionale europea sarebbe stato impensabile che il marito sparecchiasse o lavasse i piatti, come invece avveniva negli Usa. Qui De Grazia entra in uno dei nodi più delicati dell'offensiva culturale americana e ci mostra come fin dall'inizio essa abbia parlato alle donne facendo balenare loro l'evitabilità del destino di mani screpolate dalla lessiva, di ore e ore ai fornelli (cibi precotti, moulinex, friggitrici, tostapane). Ci mostra che la trascuratezza del socialismo verso gli agi della vita quotidiana è dovuta alla matrice maschile del movimento operaio per cui tra la miseria e l'automobile non c'era nulla, non c'erano fon, né arricciacapelli né aspirapolvere, né lucidatrici, né lavastoviglie. È alla donna che si rivolge la pubblicità. Lei il target che dagli anni `20 prende di mira Eleanor Lansdowne Resor, la grande creativa dell'agenzia J. Walter Thompson (la n. 1 al mondo), dai cui scripts emana «la calma sicurezza che la dimensione della vita contemporanea non comporta la perdita dell'intimità, la pubblicità dei bisogni non comporta la perdita della privacy, né la standardizzazione dei prodotti la perdita dell'individualità». Come dice un testo dell'epoca, «se l'oggetto di studio idoneo per l'umanità è l'uomo, quello idoneo per il mercato è la donna». È quest'immagine di famiglia e di donna che la pubblicità, ma ancor più Hollywood ha imposto al mondo.

La famiglia fordista però può permettersi la lavatrice solo con gli acquisti a rate, un'altra grande invenzione americana: ancora oggi in Germania l'uso della carta di credito è assai difficoltoso. E anche le rate sono possibili solo a un certo livello di stipendio. C'è voluto che le retribuzioni medie dei lavoratori europei raddoppiassero tra la fine della guerra e gli anni '70 perché i consumi di massa si diffondessero. Con le lavatrici e le lavastoviglie, i detersivi diventano per la casa quello che la benzina è per l'auto. Infatti «i detergenti sono merci insolitamente utili per riflettere su processi più ampi, in questo caso niente di meno che il declino e l'ascesa delle grandi potenze».

La rivoluzione degli enzimi

Le grandi tappe della modernità diventano il 1952 (lancio di Omo), 1968 lancio di Ariel (primo detersivo «con gli enzimi»). E proprio nel maggio `68 francese (quei «figli di Marx e della CocaCola» di cui parlava Jean-Luc Godard), uno slogan detersivo - «L'autotrasformazione lava più bianco della rivoluzione» - suscita in de Grazia una riflessione che ci porta al nodo cruciale di Irresistible Empire: «Nello stesso momento, primavera 1968, in cui centinaia di migliaia di giovani attivisti dimostravano, scioperavano, facevano barricate per protestare contro la guerra in Vietnam, per ribellarsi contro lo stato, la scuola, i militari, la chiesa e altre burocrazie autoritarie, e per condannare l'artificiosità, lo spreco e l'alienazione della società dei consumi, tutta un'altra e più vasta mobilitazione procedeva sotto gli slogan delle corporazioni multinazionali: la sua base erano milioni di famiglie, la sua fortezza la casa, la sua utopia pile stirate profumanti di lavatrice».

Il nodo è che la penetrazione, la pervasività della «rivoluzione americana» è stata tale che perfino l'antiamericanismo si esprime oggi in americano. Se oggi in molti campi l'Europa si presenta (o cerca di presentarsi) come un'alternativa agli Stati uniti è grazie all'unificazione dell'Europa che gli Usa hanno compiuto con le armi certo ma anche imponendo un mercato europeo comune. Come la protesta No global si organizza per Internet, cioè attraverso un'invenzione del Pentagono, così la rete Al Jaizeera contrasta il monopolio Usa dell'informazione adottando le tecniche tv americane. Avviene in tutti i campi quel che de Grazia descrive nel primo capitolo sulla diffusione dei Rotary Club in Europa: inventata a Chicago, quest'istituzione si diffonde negli anni '20 anche nella Germania di Weimar dove però la base sociale rotariana è più aristocratica, più intellettuale, meno commerciale, e dove soprattutto il Rotary diventa uno strumento per affermare i valori del «Vecchio continente» contro la massificazione del nuovo: il cerchio si chiude con il cantore della Kultur germanica, Thomas Mann, che era rotariano e scriveva testi per il bollettino del Club.

Non a caso, alla fine del volume, dopo le note e la bibliografia, de Grazia confessa: «Uno scrive sempre lo stesso libro, una questione primordiale che tarla il cervello. Il mio libro è sul potere e le sue due facce - consenso e forza, persuasione e violenza, bastone e carota, soft e hard power». Se gli americani sono riusciti a imporre il loro impero, durante il XX secolo, è stato negando di essere un impero: «l'impero per spasso (for fun)», «l'impero a invito». La loro cultura ha conquistato il mondo negando di essere cultura (il cinema americano si vede come un'industria, non come un'arte). Hanno propagandato l'America non facendo propaganda («La propaganda attraverso il divertimento» diceva Billy Wilder). «Mentre altri paesi usavano la propaganda per perseguire i loro interessi, con un pesantissimo uso di slogan statali, invece per perseguire la sua missione globale l'America usava la pubblicità, usando essenzialmente mezzi privati, il sofisticato consiglio delle sue industrie della comunicazione».

Tra coercizione e persuasione

Negli anni `50 è l'agenzia J. Walter Thompson che organizza la campagna pubblicitaria per conto della Nato, a colpi di slogan («Buona notte, dormi bene, la Nato ti protegge). «I veri statisti dell'America sono stati John Ford e Walt Disney, il suo diplomatico più prestigioso Paperino».

Irresistible Empire racconta la sinergia, la sagacia, la lungimiranza con cui i vari spezzoni della classe dirigente americana hanno cooperato tra loro per imporre un'organizzazione della produzione- il fordismo in fabbrica -, delle categorie mentali (le Majors di Hollywood come organizzazione fordista dell'immaginario), dell'organizzazione sociale - la famiglia come unità fordista del consumo -, della distribuzione - il supermercato come catena di montaggio dell'acquisto, come grande metafora della democrazia commerciale, dove ogni consumatrice è uguale all'altra consumatrice, ognuna col suo carrello; e infine delle merci - McDonalds è il fordismo e la standardizzazione nell'alimentazione. È illuminante il capitolo sul piano Marshall: in termini di capitale l'aiuto americano rappresentò solo il 5% degli investimenti, ma fu decisiva la sua opera di coercizione politica, d'ingegneria sociale, d'imposizione di un modello.

Il problema è che oggi siamo nell'era del postfordismo e che, secondo molti indicatori (sanità, tempo libero, speranza di vita) l'Europa è davanti agli Stati uniti. Non è più Ford che invade l'Europa con la Taunus, ma sono Toyota, Bmw e Daimler che impiantano fabbriche negli Usa. Persino negli Stati uniti sembra in crisi la cultura dei malls. Sembra esaurita la spinta propulsiva dell'Impero del Mercato, forse perché ha compiuto la sua missione, siamo tutti cittadini americani, i francesi hanno abbandonato la casquette per il berretto da baseball, i turisti italiani si aggirano per Manhattan in scarpe da ginnastica con tute la jogging (griffate), lo star system si riproduce tradotto in tutti gli idiomi locali. Nello stesso tempo, o forse proprio per questo, le «americanate» non sembrano più tanto divertenti e l'impero, da Abu Ghraib a Guantanamo è sempre meno spassoso (fun).


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THE POLARISED WORLD OF GLOBALISATION

di materialiresistenti (27/05/2005 - 08:24)


(A response to Friedman's Flat earth hypothesis)

by Dr. Vandana Shiva
     

The project of corporate Globalisation is a project for polarising and
dividing people - along axis of class and economic inequality, axis of
religion and culture, axis of gender, axis of geographies and regions.
Never before in human history has the gap between those who labour and
those who accumulate wealth without labour been greater. Never before
has hate between cultures been so global. Never before has there been a
global convergence of three violent trends - the violence of primitive
accumulation for wealth creation, the violence of "culture wars", and
the violence of militarized warfare.

Yet Thomas Friedman, describes this deeply divided world created by
Globalisation and its multiple offspring's of insecurity and
polarization as a "flat" world. In his book "The world is Flat" Friedman
tries desperately to argue that Globalisation is a leveller of
inequalities in societies. But when you only look at the worldwide Web
of information technology, and refuse to look at the web of life, the
food web, the web of community, the web of local economies and local
cultures which Globalisation is destroying, it is easy to make false and
fallacious arguments that the world is flat.

When you look at the world perched on heights of arrogant, blind power,
separated and disconnected from those who have lost their livelihoods,
lifestyles, and lives - farmers and workers everywhere - it is easy to
be blind both to the valleys of poverty and the mountains of affluence.
Flat vision is a disease. But Friedman would like us to see his
diseased, perverse flat view of globalisations polarisations as a
revolution that aims to reverse the revolutions that allowed us to see
that the world is round and the earth goes round the sun, not the other
way around.

Friedman has reduced the world to the friends he visits, the CEO's he
knows, and the golf courses he plays at. From this microcosm of
privilege, exclusion, blindness, he shuts out both the beauty of
diversity and the brutality of exploitation and inequality, he shuts out
the social and ecological externalities of economic globalisation and
free trade, he shuts out the walls that globalisation is building --
walls of insecurity and hatred and fear --  walls of "intellectual
property", walls of privatization.

He focuses only on laws, regulations and policies which were the
protections of the weak and the vulnerable, on barriers necessary as
boundary conditions for the exercise of freedom and democracy, rights
and justice, peace and security, sustainability and sharing of the
earth's precious and vital resources. And he sees the dismantling of
these ecological and social protections for deregulated commerce as a
"flattening".

But this flattening is like the flattening of cities with bombs, the
flattening of Asia's coasts by the tsunami, the flattening of forests
and tribal homelands to build dams and mine minerals. Friedman's
conceptualization of the world as flat is accurate only as a description
of the social and ecological destruction caused by deregulated commerce
or "free - trade". On every other count it is inaccurate and false.

Take Friedman's description of their waves of globalisation. According
to him, globalization 1.0 which lasted from 1492 when Columbus set sail
to 1800 and shrank the world from a size large to a size medium, with
countries and governments breaking down walls and knitting the world
together. Globalisation 2.0 which lasted from 1800 to 2000, which shrank
the world from a size medium to a size small, and the key agent of
change was multinational companies. Globalisation 3.0 started in 2000,
is shrinking the size small to size tiny, and it is being driven by
individuals.

This is a totally false view of history. From one perspective in the
south, the three waves of globalisation have been based on the use of
force, they have been driven by greed, and they have resulted in
dispossession and displacement. For native Americans or globalisation
1.0 started from 1492 and has still not ended.

For us in India the first wave of globalisation was driven by the first
global corporation, the East India Company, working closely with the
British team, and did not end till 1947 when we got Independence.  We
view the current phase as a recolonisation, with a similar partnership
between multinational corporations and powerful governments. It is
corporate led, not people led. And the current phase did not begin in
2000 as Friedman would have us believe. It began in the 1980's with the
structural adjustment programmes of World Bank and IMF imposing trade
liberalisation and privatization, and was accelerated since 1995 with
the establishment of World Trade Organisation at the end of the Uruguay
Round of the General Agreement of Trade and Tariffs.

Friedman's false flat earth history then enables him ake two big leaps -
results of coercive, undemocratic "free trade" treaties are reduced to
achievements of information technology and corporate globalisation and
corporate control is presented as the collaborations and competition
between individuals. The WTO, World  Bank and IMF disappear, and the
multinational corporations disappear. Globalisation is then about
technological inevitability and individual  innovativeness, not a
project of powerful corporations aided by powerful institutions and
powerful governments.

Neither e-commerce not walmartisation of the economy could take place
without the dismantling of trade protections, workers protections,
environmental protections. Technology of communication do not make long
distance supply of goods, including food products cheaper than local
supply. Low wages, subsidies, externalisation of costs make Walnut
cheap, not its information technology based supply chain management.

In 1988, I was in Berlin before the Berlin wall fell. We were part of
the biggest ever mobilisation against the World Bank. Addressing a rally
of nearly 100,000 people at the Berlin wall I had said that the Berlin
wall should be dismantled as should the wall between rich and poor the
World Bank creates by locking the Third world into debt, privatising our
resources, and transforming our economies into markets for multinational
corporations. I spoke about how the alliance between the World Bank and
global corporations was establishing a centrally controlled,
authoritarian rule like communism in its control, but different in the
objective of profits as the only end of power. As movements we sought
and fought for bringing down all walls of power and inequality.

Friedman's flat vision makes him blind to the emergence of corporate
rule through the rules of corporate globalisation as the establishment
of authoritarian rule and centrally controlled economies. He presents
the collapse of the Berlin wall as having "tipped the balance of power
across the world toward those advocating democratic, consensual,
free-market-oriented governance, and away from those advocating
authoritarian rule with centrally planned economies."

Citizens' movements fighting globalisation advocate democratic,
consensual governance and fight W.T.O, the World Bank and global
corporations precisely because they are undemocratic and dictatorial;
they are authoritarian and centralized. The W.T.O agreement on
Agriculture was drafted by Amstutz, a Cargill official, who led the U.S
negotiations on agriculture during the Urguay Round and is now in-charge
of Food and Agriculture in the Iraqi Constitution. This is a centrally
planned authoritarian rule over food and farming.

That is why the democratic and consensual response of citizens'
movements and Third world governments in Cancun led to the collapse of
the W.T.O. Ministerial. And it was the so called "flatteners" who were
erecting walls - the barricades at which the Korean farmer Lee took his
life, the walls that the U.S Trade Representative Robert Zoellick tried
to create between "Can do" and "Can't do" countries. What Zoellick and
Friedman fail to see is that what they call "can't do" is the "Can do"
for the defense of farmers in the face of dumping and unfair trade.
Their world is shaped by and focussed in Cargill - our world is shaped
by and focussed on 300 million species and 6 billion people.

The biggest wall created by W.T.O is the wall of the trade related
Intellectual Property Rights Agreement. (TRIPS). This too is part of a
centrally planned authoritarian rule. As Monsanto admitted, in drafting
the agreement, the corporations organised as the Intellectual Property
Committee were the  "patients, diagnosticians and physicians all in
one." Instead of telling the story of TRIPS and how corporate and WTO
led globalisation is forcing India to dismantle its democratically
designed patent laws, creating monopolies on seeds and medicines,
pushing farmers to suicide and denying victims of AIDS, Cancer, TB, and
Malaria access to life saving drugs, Friedman engages in another
dishonest step to create a flat world.

He presents the open source Software Movement initiated by Richard
Stallman, as a flattening trend of corporate globalisation when Stallman
is a leading critic of intellectual property and corporate monopolies,
and a fighter against the walls corporations are creating to prevent
farmers from saving seeds, researchers from doing research, and software
developers from creating new software. By presenting open sourcing in
the same category as outsourcing and off shore production, Friedman
hides corporate greed, corporate monopolies and corporate power, and
presents corporate globalisation as human creativity and freedom. 

This is deliberate dishonesty, not just result of flat vision. That is
why in his stories from India he does not talk Dr. Hamid of CIPLA who
provided AIDS medicine to Africa for $ 200 when U.S.  corporations
wanted to sell them for $ 20,000 and who has called W.T.O's patent laws
"genocidal". And inspite of Friedman's research team having fixed an
appointment with me to fly down to Bangalore to talk about farmers'
suicides for the documentary Friedman refers to. Friedman cancelled the
appointment at the last minute.

Telling a one sided story for a one sided interest seems to be
Friedman's fate. That is why he talks of 550 million Indian youth
overtaking Americans in a flat world. When the entire information
Technology/outsourcing sector in India employs only a million out of a
1.2 billion people. Food and farming, textiles and clothing, health and
education are nowhere in Friedman's monoculture of mind locked into IT.

Friedman presents a 0.1% picture and hides 99.9%. And in the 99.9% are
Monsanto's seed monopolies and the suicides of thousands of wars. In the
eclipsed 99.9% are the 25 million women who disappeared in high growth
areas of India because a commodified world has rendered women a
dispensable sex. In the hidden 99.9% economy are thousands of tribal
children in Orissa, Maharashtra, Rajasthan who died of hunger because
the public distribution system for food has been dismantled to create
markets for agribusiness. The world of the 99.9% has grown poorer
because of the economic globalisation.

And it is their rights we fight for. We work to build alternatives for a
just, sustainable, peaceful world - a shared and common world - in which
our common humanity and universal responsibility links us in earth
democracy. The walls of exclusion and discrimination that globalisation
has strengthened are made by men in power. Like the Berlin wall, they
too must dissolve, because authoritarian rule is inconsistent with free
societies, and corporate globalisation is a form of authoritarianism and
dictatorship which is robbing us of our fundamental freedoms and our
full human potentials.

And the world we are reclaiming and rejuvenating is not flat. It is
diverse democratic and decentralised, it is sustainable and secure for
all, based on cooperation and sharing of the earth's resources and our
skills and creativity. The freedom we seek is freedom for all, not
freedom for a few. Free-trade is about corporate freedom and citizen
disenfranchisement.

What Friedman is presenting as a new "flatness" is in fact a new caste
system, a new Brahminism, locked in hierarchies of exclusion. In
Friedman's caste system, the "Shudras", are all whose livelihoods are
being robbed to expand the markets and increase the profits of global
corporations. They are shut out by invisible social and economic walls
created by globalisation while it dismantles walls for protection of
people's livelihoods and jobs.

The Indians being drawn into the U.S economy through outsourcing are not
the new Brahmins. They must be satisfied with one-fifth to one-eighth of
the salaries of their U.S counterparts, and what is outsourced is "grunt
work"  "number crunching", standardized, mechanical operations.
Outsourcing is Taylorism of the information age. The control is in the
hands of the corporations in U.S. They are the Brahmins who monopolise
knowledge through intellectual property. Outsourcing and off-shoring is
like the "putting out" work in the industrial revolution. These are old
tools for maintaining exploitative hierarchies - not new flat earth
linkages between equals, equal in creativity and equal in rights.

Free trade freedom is flat earth freedom. Earth democracy is full earth
freedom and round earth freedom - freedom for all beings to live their
lives within the abundant, renewable but limited bounds of the earth. We
do not inhabit a world without limits where unbounded corporate greed
can be unleashed and allowed to destroy the earth and rob people of
their security, their livelihoods, their resources. Full earth freedom
is born in free societies, shaped by free people recognizing the freedom
of all. Diversity is an expression of full earth freedom. "Flatness" is
a symptom of the absence of real freedom.  Facism seeks flatness.

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