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Archivio Dicembre 2004

Susan Sontag

di materialiresistenti (29/12/2004 - 15:55)

"If the literature

has engaged

me as a project,

first as a reader

and then as a writer,

it is an extension

of my symphaties

to other selves,

other domains,

other dreams,

other words,

other territories".

[ http://www.susansontag.com ]

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RAZIONALITA' DEL CAPITALISMO

di materialiresistenti (28/12/2004 - 13:02)

di Cornelius Castoriadis

 

Può sembrare strano discutere ancora della "razionalità economica" del capitalismo contemporaneo in un'epoca in cui la disoccupazione ufficiale coinvolge in Francia tre milioni e mezzo di persone e più del 10 per cento della popolazione attiva nei paesi dell'Unione Europea, e in cui i governi rispondono a questa situazione rafforzando le misure deflazionistiche, come la riduzione del deficit di bilancio. La cosa diventa meno strana, o meglio la stranezza si sposta, se si considera l'incredibile regressione ideologica che colpisce le società occidentali ormai da vent'anni. Cose che si ritenevano ragionevolmente acquisite, come la critica devastante dell'economia politica accademica portata avanti dalla scuola di Cambridge fra il 1930 e il 1965 (Sraffa, Robinson, Kahn, Keynes, Kalecki, Shackle, Kaldor, Pasinetti, e altri), sono non già discusse o confutate, ma semplicemente passate sotto silenzio o dimenticate, mentre invenzioni ingenue e inverosimili, come l'"economia dell'offerta" o il "monetarismo", stanno alla ribalta. Parimenti, i cantori del neoliberismo presentano le loro aberrazioni come evidenze del buon senso, quando la libertà assoluta dei movimenti del capitale sta rovinando settori interi della produzione di quasi tutti i paesi e l'economia mondiale si trasforma in un casinò planetario. Questa regressione non si limita al campo dell'economia. È altrettanto prevalente nel campo della teoria politica (caratteristica della "democrazia rappresentativa", diventata indiscutibile e indiscussa proprio nel momento in cui è sempre più svalutata in tutti i paesi in cui ha un certo passato), e più in generale nelle discipline sociali, come dimostra, per citare solo un esempio, l'offensiva scientista e positivista contro la psicoanalisi che va per la maggiore negli Stati Uniti da quindici anni a questa parte. Lo sfondo storico-sociale di questa regressione è visibile a occhio nudo. Essa accompagna una reazione sociale e politica in atto dalla fine degli anni Settanta, di cui i "socialisti" sono stati in Francia i maggiori artefici e di cui per ora nulla lascia prevedere la fine, tranne, in un avvenire vago e lontano, il carattere autodistruttivo di questo nuovo corso del capitalismo. Ma neppure questa prospettiva può offrire consolazione, perché è in gioco molto di più del suicidio del capitalismo, come dimostra, fra l'altro, la distruzione dell'ambiente su scala planetaria. L'analisi critica dell'evoluzione presente diventa perciò ancor più necessaria. Ma non è l'oggetto centrale di questo testo. Il capitalismo è il primo regime sociale che produce un'ideologia secondo cui esso sarebbe "razionale". La legittimazione degli altri tipi d'istituzione della società era mitica, religiosa o tradizionale. In questo caso, invece, si pretende che esista una legittimità "razionale".

[ per leggere tutto il saggio: http://www.libertaria.it/articoli_online/castoriadis.htm ]

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di materialiresistenti (27/12/2004 - 20:26)

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Guerra, resistenza, esercizio del comune

di materialiresistenti (27/12/2004 - 12:56)



Intervento di Toni Negri al seminario Sovvertire il presente. Democrazia globale e progetto della moltitudine. Venezia 20 novembre 004.


Scusatemi, ma il desiderio va su e giù. Per esempio, dopo una mattinata devastante di viaggi malriusciti il desiderio, devo dire, è molto basso. Quindi io credo che anche per il movimento vadano così le cose. Certe volte si prendono di quelle botte che il desiderio, il desiderio si calma, si clina.
Il fatto che abbiano inventato la guerra non più come conclusione della politica ma come base stessa della politica fa parte di questa intenzione profonda del potere desiderante al rovescio, che è quella appunto di dare delle botte preventive che tolgono la capacità di resistere. Questa situazione della guerra è una situazione che è maledettamente grave, pesante. E quando parliamo della guerra come elemento preventivo, continuo, come involucro stesso del potere imperiale, la cosa è maledettamente preoccupante. E’ brutta, fa paura.
E dobbiamo dircelo perché è inutile avere delle scappate desideranti euforiche di fronte a questi elementi che sono terribili.
In più ci troviamo di fronte a una situazione caratterizzata dal trionfo delle forze che questa guerra la hanno voluta e che vogliono mantenerla.Leggere i giornali di questi giorni è una specie di orribile catalogo geopolitico di operazioni di guerra che queste hanno intenzioni di fare e di continuare.
Naturalmente si tratta di mettere a posto il Medio Oriente, cominciando dall’Iraq e continuando con la Palestina. Si tratta quindi di stabilire questo bel nuovo ordine, laggiù, in quel quadro. E questa, tenete sempre presente, non è un’operazione che avvenga semplicemente per affermare interessi americani specifici: interviene come strumento di controllo dell’alleanza atlantica.
Il Medio Oriente è il luogo dal quale l’energia arriva in Europa ed è quindi sul controllo del Medio Oriente che si stabilisce o meno la possibilità dell’Europa di sviluppare una politica più o meno libera.

[per leggere tutto l'intervento: http://www.laboratoriodiana.org/materiale_dett.php?id=32&cate=movimenti ]

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I gesti della lettura di fronte a libri senza corpo

di materialiresistenti (23/12/2004 - 21:30)


Mentre si dibatte sul fatto che l'accesso informatico ai libri sta via via sostituendone il possesso ci si fa sedurre da discorsi di tipo tecnico o giuridico, tralasciando l'abitudine di proiettare le innovazioni contemporanee sullo sfondo delle loro antiche tradizioni.
All'indomani dell'accordo che porterà Google a digitalizzare intere biblioteche, qualche accenno all'importanza che hanno le fome materiali dei libri nella produzione del senso: infatti, lungi dall'essere fattori marginali, esse condizionano l'inconscio della lettura.


di FRANCESCA BORRELLI


La consuetudine di prendere in affitto i libri, anche solo per poche ore, era già diffusa a Parigi all'inizio del regno di Luigi XIV, e divenne un fenomeno socialmente rilevante durante gli ultimi vent'anni dell'Ancien Régime, tanto da alimentare una serie di indagini sulla pubblica lettura, sostenute da due opposte concezioni: da una parte gli spazi destinati a accogliere e tesaurizzare il patrimonio librario venivano fatti oggetto di un investimento testimoniato, in primo luogo, dagli ideali architettonici di Etienne-Louis Boullée - incaricato tra l'altro di ricostruire la Biblioteca reale di rue Richelieu - i cui progetti rimandavano alla sacralità delle grandi cattedrali e al tempo stesso assicuravano un comodo accesso a tutti i volumi. Dall'altra sponda trovava qualche credito l'idea - al tempo tutt'altro che scontata nonostante fosse dettata da uno spirito conservatore - secondo la quale l'accumulo indiscriminato di volumi è da scongiurare perché i libri possono ostacolare la ricerca della verità non meno di quanto possano incoraggiarla. All'interprete più accreditato di questa corrente di pensiero, lo scrittore Louis-Sébastien Mercier, si deve un romanzo avveniristico datato 1770 e titolato L'anno 2440: in quella data egli immagina di fare visita alla biblioteca del re e di trovarla confinata in un bugigattolo reso sufficiente dalla augurabile prassi di disfarsi dei brutti libri nonché di quelli inutili e, secondo lui, dannosi. Non ci resta che attendere e vedremo se alla scadenza immaginata da Mercier il suo suggerimento avrà avuto seguito. Naturalmente, sarebbe una iattura laddove questo avvenisse negli spazi tradizionalmente assegnati alla conservazione del patrimonio librario, mentre di certo un criterio selettivo non guasterebbe se venisse introdotto dai catalogatori di Google, che stanno lavorando alla digitalizzazione dei quindici milioni di volumi attualmente ospitati nelle biblioteche delle università di Harvard, Stanford, Oxford, del Michigan e della New York Public Library. L'obiezione, immediatamente a portata di mano, secondo la quale bisognerebbe mettere in conto l'arbitrarietà delle decisioni su cosa tramandare e cosa no, è tanto sensata quanto ovvia: non c'è campo in cui non valga. Di certo, piuttosto, dovrà essere aggiornata la esortazione ironica che venne ispirata a Mercier dal moltiplicarsi di quelli che egli chiama gli «affittuari di libri», già numerosi nella seconda metà del XVIII secolo: «Andate furtivamente a controllare, illustri autori, se anche i vostri libri sono stati insozzati per bene dalle avide mani della moltitudine.»

[per leggere tutto l'articolo: http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/21-Dicembre-2004/art95.html ]

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