Susan Sontag

"If the literature
has engaged
me as a project,
first as a reader
and then as a writer,
it is an extension
of my symphaties
to other selves,
other domains,
other dreams,
other words,
other territories".
RAZIONALITA' DEL CAPITALISMO
di Cornelius Castoriadis
Può sembrare strano discutere ancora della "razionalità economica" del capitalismo contemporaneo in un'epoca in cui la disoccupazione ufficiale coinvolge in Francia tre milioni e mezzo di persone e più del 10 per cento della popolazione attiva nei paesi dell'Unione Europea, e in cui i governi rispondono a questa situazione rafforzando le misure deflazionistiche, come la riduzione del deficit di bilancio. La cosa diventa meno strana, o meglio la stranezza si sposta, se si considera l'incredibile regressione ideologica che colpisce le società occidentali ormai da vent'anni. Cose che si ritenevano ragionevolmente acquisite, come la critica devastante dell'economia politica accademica portata avanti dalla scuola di Cambridge fra il 1930 e il 1965 (Sraffa, Robinson, Kahn, Keynes, Kalecki, Shackle, Kaldor, Pasinetti, e altri), sono non già discusse o confutate, ma semplicemente passate sotto silenzio o dimenticate, mentre invenzioni ingenue e inverosimili, come l'"economia dell'offerta" o il "monetarismo", stanno alla ribalta. Parimenti, i cantori del neoliberismo presentano le loro aberrazioni come evidenze del buon senso, quando la libertà assoluta dei movimenti del capitale sta rovinando settori interi della produzione di quasi tutti i paesi e l'economia mondiale si trasforma in un casinò planetario. Questa regressione non si limita al campo dell'economia. È altrettanto prevalente nel campo della teoria politica (caratteristica della "democrazia rappresentativa", diventata indiscutibile e indiscussa proprio nel momento in cui è sempre più svalutata in tutti i paesi in cui ha un certo passato), e più in generale nelle discipline sociali, come dimostra, per citare solo un esempio, l'offensiva scientista e positivista contro la psicoanalisi che va per la maggiore negli Stati Uniti da quindici anni a questa parte. Lo sfondo storico-sociale di questa regressione è visibile a occhio nudo. Essa accompagna una reazione sociale e politica in atto dalla fine degli anni Settanta, di cui i "socialisti" sono stati in Francia i maggiori artefici e di cui per ora nulla lascia prevedere la fine, tranne, in un avvenire vago e lontano, il carattere autodistruttivo di questo nuovo corso del capitalismo. Ma neppure questa prospettiva può offrire consolazione, perché è in gioco molto di più del suicidio del capitalismo, come dimostra, fra l'altro, la distruzione dell'ambiente su scala planetaria. L'analisi critica dell'evoluzione presente diventa perciò ancor più necessaria. Ma non è l'oggetto centrale di questo testo. Il capitalismo è il primo regime sociale che produce un'ideologia secondo cui esso sarebbe "razionale". La legittimazione degli altri tipi d'istituzione della società era mitica, religiosa o tradizionale. In questo caso, invece, si pretende che esista una legittimità "razionale".
[ per leggere tutto il saggio: http://www.libertaria.it/articoli_online/castoriadis.htm ]
Guerra, resistenza, esercizio del comune
Intervento di Toni Negri al seminario Sovvertire il presente. Democrazia globale e progetto della moltitudine. Venezia 20 novembre 004.
Scusatemi, ma il desiderio va su e giù. Per esempio, dopo una mattinata devastante di viaggi malriusciti il desiderio, devo dire, è molto basso. Quindi io credo che anche per il movimento vadano così le cose. Certe volte si prendono di quelle botte che il desiderio, il desiderio si calma, si clina.
Il fatto che abbiano inventato la guerra non più come conclusione della politica ma come base stessa della politica fa parte di questa intenzione profonda del potere desiderante al rovescio, che è quella appunto di dare delle botte preventive che tolgono la capacità di resistere. Questa situazione della guerra è una situazione che è maledettamente grave, pesante. E quando parliamo della guerra come elemento preventivo, continuo, come involucro stesso del potere imperiale, la cosa è maledettamente preoccupante. E’ brutta, fa paura.
E dobbiamo dircelo perché è inutile avere delle scappate desideranti euforiche di fronte a questi elementi che sono terribili.
In più ci troviamo di fronte a una situazione caratterizzata dal trionfo delle forze che questa guerra la hanno voluta e che vogliono mantenerla.Leggere i giornali di questi giorni è una specie di orribile catalogo geopolitico di operazioni di guerra che queste hanno intenzioni di fare e di continuare.
Naturalmente si tratta di mettere a posto il Medio Oriente, cominciando dall’Iraq e continuando con la Palestina. Si tratta quindi di stabilire questo bel nuovo ordine, laggiù, in quel quadro. E questa, tenete sempre presente, non è un’operazione che avvenga semplicemente per affermare interessi americani specifici: interviene come strumento di controllo dell’alleanza atlantica.
Il Medio Oriente è il luogo dal quale l’energia arriva in Europa ed è quindi sul controllo del Medio Oriente che si stabilisce o meno la possibilità dell’Europa di sviluppare una politica più o meno libera.
[per leggere tutto l'intervento: http://www.laboratoriodiana.org/materiale_dett.php?id=32&cate=movimenti ]
I gesti della lettura di fronte a libri senza corpo
All'indomani dell'accordo che porterà Google a digitalizzare intere biblioteche, qualche accenno all'importanza che hanno le fome materiali dei libri nella produzione del senso: infatti, lungi dall'essere fattori marginali, esse condizionano l'inconscio della lettura.
[per leggere tutto l'articolo: http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/21-Dicembre-2004/art95.html ]






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