André Orléan
Dall'euforia al panico
di Andrea Fumagalli e Stefano Lucarelli
[In occasione dell'uscita del volume di André Orléan, Dall'euforia al panico Pensare la crisi finanziaria e altri saggi (Ombre Corte, Verona 2010, pp. 160, € 15,00) anticipiamo parte dell'introduzione]
1. André Orléan è uno degli scienziati sociali più interessanti nel panorama attuale. Le sue ricerche e i suoi interventi pubblici appaiono svincolati dalle costrizioni cognitive che oggigiorno contraddistinguono gran parte delle posizioni assunte dagli economisti; sono infatti caratterizzati da rigore argomentativo, rilevanza, autonomia e capacità divulgativa. Tuttavia i suoi studi sono scarsamente noti agli scienziati sociali italiani.
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Arendt
Hannah Arendt, Responsabilità e giudizio a cura di Jerome Kohn
Einaudi, Torino 2004, pp.238, ISBN 88-06-17175-5, € 22,00

Hannah Arendt interpretò la grande crisi politica del Novecento come un sintomo di un più vasto collasso morale, e tentò di decifrarne il significato ricercandone la causa profonda nelle attività spirituali umane.
Il testo raccoglie vari saggi, lezioni e discorsi della pensatrice sul tema della responsabilità e del giudizio. Non viene proposta al lettore una soluzione teorica definitiva rispetto agli interrogativi sollevati, piuttosto un invito al pensiero tra sé e sé.
dalla controversia suscitata dal libro La banalità del male, che Hannah Arendt scrisse con l’intenzione di offrire un resoconto del processo Eichmann del 1961 e per porre in evidenza che in quel processo le teorie tradizionali sul male venivano smentite, emerse in primo piano il problema della capacità di giudizio, che a sua volta investe problemi di tipo etico.
Doveva infatti essere spiegato il collasso morale della Germania, di quanti compirono omicidi di massa senza aderire completamente all’ideologia del sistema e che furono incapaci di opporsi al regime e di formulare un proprio personale giudizio.
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Agamben
Giorgio Agamben: un ragionare per paradigmi

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Alain Badiou
ALAN BADIOU, un'intervista a mò di presentazione

In un'epoca di pensieri deboli, anzi debolissimi, di "political correct" e di voci che non osano Alain Badiou insegue la verità con tutte la passione che il concetto evoca. Questa presentazione- intervista che "posto" (da: http://elparison.spaces.live.com/) spero susciti quel minimo di curiosità
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Vercellone
Divenire rendita del profitto nel capitalismo cognitivo
Affronteremo questo tema di grande importanza teorica e, come si vedrà, politica rifacendoci
alle analisi di un intelligente economista italiano, Carlo Vercellone, che ha dedicato all’argomento
alcuni studi di notevole spessore scientifico. Partiamo da Marx. Nel Libro terzo del Capitale Marx
menziona la cosiddetta formula trinitaria “Rendita, profitto salario”. Utilizzando sarcasticamente il
linguaggio della teologia cristiana, con questa espressione Marx indica un pilastro dell’economia
politica classica, vale a dire il modo con cui Smith e Ricardo rappresentano le principali fonti di
reddito vigenti nell’economia capitalistica. Marx critica questa espressione, e con essa i “classici”,
in quanto è per lui feticistica, ossia non mostra i rapporti di forza e l’antagonismo sottesi ad ognuna
di queste categorie economiche. Rendita, profitto e salario, secondo l’analisi scientifica degli
economisti classici, risultano delle cose, delle entità personificate mentre invece, sottolinea Marx,
ognuna di esse non solo è la risultante di un complesso processo storico, e dunque non esiste “per
natura”, ma soprattutto, ognuna di esse sottende dei rapporti antagonistici e di sfruttamento tra
soggetti storicamente determinati.
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